Perché?

La crisi che colpisce l’Appennino e i territori fragili d’Italia non è un incidente, ma il punto di convergenza di fallimenti strutturali, il risultato di una esponenziale perdita di visione, consapevolezza, volontà e radici. La necessità di conservare e mettere a profitto il Patrimonio delle grandi città e delle aree a maggior richiamo turistico, ha creato un vuoto di competenze e risorse nel 72% del territorio nazionale, lasciando un’immensa ricchezza materiale e immateriale senza alcuna difesa.

Oggi, a questa marginalizzazione storica si sommano a due minacce globali:

  • La Crisi Climatica, che trasforma le piogge in eventi estremi e concentrati, come dimostrato dalle ripetute alluvioni in Emilia Romagna (2023-2024) e dagli effetti distruttivi dell’uragano Henry (2026) su Sicilia, Calabria, Puglia e Sardegna.
  • La Crisi Geopolitica, il cui rischio recessivo indebolisce ulteriormente l’economia italiana, mettendo a repentaglio i fondi per la tutela e accelerando il degrado e l’abbandono.

La nostra piccola ma determinata missione consiste nel promuovere una risposta sistemica a questa emergenza complessa e improrogabile. Creare un archivio digitale diffuso, certificato e aperto del patrimonio più esposto, trasformandolo da costo potenziale in risorsa sicura, in una base irrinunciabile per qualsiasi politica che punti a riconnettere passato, presente e futuro nel ripensamento del Bel Paese in un’ottica di coesione territoriale, rigenerazione, restauro, messa in sicurezza e rilancio delle Aree interne e dei centri minori.

Documentiamo il patrimonio a rischio dell’Appennino ispiradoci al lavoro dei Fratelli Alinari e alle grandi campagne di documentazione realizzate in passato da Istituzioni e Privati. Un protocollo di prevenzione digitale per riaffermare una nuova e antica forma di resistenza all‘oblio.

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Chi siamo

Fondata nel 2017 di storici dell’arte, fotografi di Beni Culturali, documentaristi e formatori, l’organizzazione di volontariato “PIC – Patrimonio in Comune” opera per la prevenzione nei territori vulnerabili.

Realizziamo campagne sistemiche di documentazione avanzata (approccio Alinari, rilievo fotogrammetrico 2D/3D, VR, HD, diagnostica multispettrale) utilizzando protocolli low-cost, rendendo accessibili procedure all’avanguardia. Affianchiamo a questo un’opera di sensibilizzazione istituzionale e formazione per riportare la cultura della documentazione e della prevenzione al centro delle buone pratiche nella gestione dei territori.

Il nostro lavoro è un patto tra sapere tecnico e comunità: la tecnologia non sostituisce, ma dà potere e strumenti a chi vive e custodisce quei luoghi, chi è chiamato al suo restauro in un’ottica di democratizzazione della tutela. Ogni pietra è un’anima, noi abbiamo a cuore entrambe.

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I Numeri della Crisi: Un’Analisi Multidimensionale

La vulnerabilità dell’Appennino ha molte facce. Il rischio sismico, il dissesto idrogeologico e lo spopolamento non sono emergenze separate, ma fattori che si alimentano a vicenda, erodendo il tessuto territoriale, sociale ed economico.

Non siamo di fronte a una semplice emergenza tecnica, ma a una sfida civile. Proteggere la memoria materiale di questi luoghi significa preservare un modello di civiltà, una grammatica di relazioni tra uomo e ambiente, che è l’antidoto culturale alla deriva della nostra epoca.

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Il Nostro Approccio: Documentare, Formare, Certificare

Il metodo PIC si sviluppa su tre pilastri operativi integrati, pensati per essere efficaci, replicabili e radicati nel territorio.

  • Documentazione Avanzata. Utilizziamo fotogrammetria, scansioni 3D e diagnostica multispettrale per creare un gemello digitale ad alta precisione di ogni bene. Un archivio di dati millimetrici, ottenuto con kit a costi contenuti, che diventa la base per studio, tutela e restauro.
  • Formazione e Coinvolgimento. Organizziamo corsi per formare operatori locali e volontari. L’obiettivo è trasformare le comunità in custodi attivi e consapevoli del proprio patrimonio, creando competenze durature e favorendo il presidio territoriale.
  • Archiviazione Certificata. Tutti i dati sono conservati in un archivio digitale sicuro, protetto da tecnologia a blockchain. Questo ne garantisce l’autenticità, l’inalterabilità e la tracciabilità nel tempo, offrendo una garanzia di integrità a istituzioni e ricercatori.

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Unisciti alla Chiamata per un Patto Concreto

PIC non propone una semplice assistenza professionale ma un patto costituente tra sapere tecnico e comunità, tra istituzioni nazionali e autonomie locali, per invertire una rotta pericolosa e costruire resilienza.

Alle Istituzioni Nazionali e Locali chiediamo di riconoscere in questo protocollo uno strumento di politica economica anticiclica e di coesione territoriale. La digitalizzazione del patrimonio erroneamente considerato “minore” è un’infrastruttura critica immateriale, una capsula del tempo e dell’identità culturale per la sopravvivenza e la rinascita del Paese.

Alle Università e ai Centri di Ricerca chiediamo di fare del nostro cantiere-appenninico un laboratorio di sperimentazione interdisciplinare, dove diverse competenze collaborano per un obiettivo comune di salvaguardia. L’apertura di workshop, master e seminari sul tema sarà l’unico modo per garantire la riproducibilità e quindi la reale scalabilità delle campagne e l’implementazione dei risultati.

Alle Comunità chiediamo di guidarci. Di dirci cosa salvare per primo. La nostra professionalità e la tecnologia sono al servizio della vostra memoria e della vostra capacità di decidere del futuro dei vostri luoghi.

A Fondazioni e Partner Privati chiediamo di vedere in questo progetto un investimento nel capitale simbolico e identitario dell’Italia, la base stessa su cui si regge il suo prestigio e la sua attrattiva nel mondo.

Abbiamo un vitale bisogno di espandere le potenzialità di questo folle ma necessario progetto prima che la sua missione diventi un grande rimpianto, non solo per noi ma per l’Italia e chiunque tenga alle sue sorti.

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I fondatori

DAVIDE FRANCESCHINI – Laurea in Storia dell’Arte V.O., Master II Liv. in Fotografia d’Architettura e del Paesaggio [La Sapienza], Master Europeo II Liv. in Storia dell’Architettura [Roma Tre]. Fotografo di BBCC dal 2002. Già docente a contratto presso La Sapienza e formatore freelance. Pilota UAS certificato EASA STS 02. Volontario di Protezione Civile specializzato Idro e AIB.

STEFANO CIOCCHETTI – Informatico specializzato in Fotografia dei Beni Culturali presso l’ISIA di Urbino. Si occupa in particolar modo di alta definizione (HD), fotogrammetria (3D), virtual tour e diagnostica. Pilota UAS certificato EASA A1-A3.

VANJA MACOVAZ – Storico dell’arte specializzato in Fotografia dei Beni Culturali presso l’ISIA di Urbino. Dottorato in Digital Humanities presso l’Università di Firenze. Titolare di uno studio di fotografia dei Beni Culturali a Trieste, collabora con istituzioni pubbliche e private ed è formatore da quattro anni presso la SISBA nei corsi di fotografia dei reperti archeologici. Pilota UAS certificato EASA A1-A3.

MAURO PENNACCHIETTI – Documentarista video, predilige progetti a medio e lungo termine in cui costruire progressivamente un contatto profondo col luogo e le persone che lo abitano. Ha collaborato con ActionAid. Nel direttivo dell’associazione C.A.S.A. – Cosa Accade Se Abitiamo.

UNITEVI A NOI – Siamo aperti a chiunque – ricercatori e professionisti, organizzazioni, reti, istituzioni – sappia e voglia contribuire con le proprie competenze, reti, risorse, idee e passione, alla crescita e alla missione di questa iniziativa. Contattateci e saremo felici di confrontarci con voi.

“La bellezza sa stare nella distruzione” – Anonimo Taoista

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