La crisi che colpisce l’Appennino e i territori fragili d’Italia non è un incidente, ma il punto di convergenza di fallimenti strutturali, il risultato di una esponenziale perdita di visione, consapevolezza, volontà e radici. La necessità di conservare e mettere a profitto il Patrimonio delle grandi città e delle aree a maggior richiamo turistico, ha creato un vuoto di competenze e risorse nel 72% del territorio nazionale, lasciando un’immensa ricchezza materiale e immateriale senza alcuna difesa.
Oggi, a questa marginalizzazione storica si sommano a due minacce globali:
La nostra piccola ma determinata missione consiste nel promuovere una risposta sistemica a questa emergenza complessa e improrogabile. Creare un archivio digitale diffuso, certificato e aperto del patrimonio più esposto, trasformandolo da costo potenziale in risorsa sicura, in una base irrinunciabile per qualsiasi politica che punti a riconnettere passato, presente e futuro nel ripensamento del Bel Paese in un’ottica di coesione territoriale, rigenerazione, restauro, messa in sicurezza e rilancio delle Aree interne e dei centri minori.
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Fondata nel 2017 di storici dell’arte, fotografi di Beni Culturali, documentaristi e formatori, l’organizzazione di volontariato “PIC – Patrimonio in Comune” opera per la prevenzione nei territori vulnerabili.
Realizziamo campagne sistemiche di documentazione avanzata (approccio Alinari, rilievo fotogrammetrico 2D/3D, VR, HD, diagnostica multispettrale) utilizzando protocolli low-cost, rendendo accessibili procedure all’avanguardia. Affianchiamo a questo un’opera di sensibilizzazione istituzionale e formazione per riportare la cultura della documentazione e della prevenzione al centro delle buone pratiche nella gestione dei territori.
Il nostro lavoro è un patto tra sapere tecnico e comunità: la tecnologia non sostituisce, ma dà potere e strumenti a chi vive e custodisce quei luoghi, chi è chiamato al suo restauro in un’ottica di democratizzazione della tutela. Ogni pietra è un’anima, noi abbiamo a cuore entrambe.
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La vulnerabilità dell’Appennino ha molte facce. Il rischio sismico, il dissesto idrogeologico e lo spopolamento non sono emergenze separate, ma fattori che si alimentano a vicenda, erodendo il tessuto territoriale, sociale ed economico.
19.779 beni culturali esposti in sola regione Marche (zone a rischio 1 e 2). Oltre 700 comuni in zona a massima pericolosità (Zona 1). Il Fondo PNRR per la sicurezza sismica ha speso solo l’1.6% delle risorse stanziate (al 2024).
Digitalizzazione millimetrica per creare il “gemello digitale” di ogni bene rilevante. Un investimento che costa meno dell’1% della ricostruzione e crea una base certa per qualsiasi intervento futuro.
Il cambiamento climatico moltiplica eventi estremi, come le alluvioni in Emilia Romagna (2023-2024) e l’uragano Henry (2025). Suoli impermeabilizzati, alvei tombati e non curati, versanti abbandonati amplificano i danni.
Diagnostica multispettrale per mappare lo stato di salute di murature e affreschi prima che l’acqua li danneggi irreparabilmente. Preservare per non dover (e poter) ricostruire. La fotogrammetria 3D contribuisce a garantire un modello misurabile di strutture e agglomerati.
Con la nuova legge sulla montagna (Legge 131/2025), oltre 1.100 comuni appenninici rischiano di perdere lo status di “comune montano”: significa perdita di fondi, servizi e rappresentanza politica.
Formazione “train the trainer” e coinvolgimento delle comunità residue. La tecnologia diventa motore di coesione sociale e strumento per rivendicare il diritto alla cura del proprio patrimonio.
In un contesto di crisi geopolitica e rischio recessione per l’intera Unione Europea, il Patrimonio culturale “minore” rischia di scomparire dal bilancio delle priorità nazionali, sacrificato nell’ottica di una presunta austerity.
Il nostro protocollo dimostra che la tutela può essere efficiente e a basso costo. Documentare è un investimento anticiclico che protegge ricchezza nazionale in tempi di crisi, preservando l’identità e l’attrattiva del Paese.
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Il metodo PIC si sviluppa su tre pilastri operativi integrati, pensati per essere efficaci, replicabili e radicati nel territorio.
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PIC non propone una semplice assistenza professionale ma un patto costituente tra sapere tecnico e comunità, tra istituzioni nazionali e autonomie locali, per invertire una rotta pericolosa e costruire resilienza.
Alle Istituzioni Nazionali e Locali chiediamo di riconoscere in questo protocollo uno strumento di politica economica anticiclica e di coesione territoriale. La digitalizzazione del patrimonio erroneamente considerato “minore” è un’infrastruttura critica immateriale, una capsula del tempo e dell’identità culturale per la sopravvivenza e la rinascita del Paese.
Alle Università e ai Centri di Ricerca chiediamo di fare del nostro cantiere-appenninico un laboratorio di sperimentazione interdisciplinare, dove diverse competenze collaborano per un obiettivo comune di salvaguardia. L’apertura di workshop, master e seminari sul tema sarà l’unico modo per garantire la riproducibilità e quindi la reale scalabilità delle campagne e l’implementazione dei risultati.
Alle Comunità chiediamo di guidarci. Di dirci cosa salvare per primo. La nostra professionalità e la tecnologia sono al servizio della vostra memoria e della vostra capacità di decidere del futuro dei vostri luoghi.
A Fondazioni e Partner Privati chiediamo di vedere in questo progetto un investimento nel capitale simbolico e identitario dell’Italia, la base stessa su cui si regge il suo prestigio e la sua attrattiva nel mondo.
Abbiamo un vitale bisogno di espandere le potenzialità di questo folle ma necessario progetto prima che la sua missione diventi un grande rimpianto, non solo per noi ma per l’Italia e chiunque tenga alle sue sorti.

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DAVIDE FRANCESCHINI – Laurea in Storia dell’Arte V.O., Master II Liv. in Fotografia d’Architettura e del Paesaggio [La Sapienza], Master Europeo II Liv. in Storia dell’Architettura [Roma Tre]. Fotografo di BBCC dal 2002. Già docente a contratto presso La Sapienza e formatore freelance. Pilota UAS certificato EASA STS 02. Volontario di Protezione Civile specializzato Idro e AIB.

STEFANO CIOCCHETTI – Informatico specializzato in Fotografia dei Beni Culturali presso l’ISIA di Urbino. Si occupa in particolar modo di alta definizione (HD), fotogrammetria (3D), virtual tour e diagnostica. Pilota UAS certificato EASA A1-A3.

VANJA MACOVAZ – Storico dell’arte specializzato in Fotografia dei Beni Culturali presso l’ISIA di Urbino. Dottorato in Digital Humanities presso l’Università di Firenze. Titolare di uno studio di fotografia dei Beni Culturali a Trieste, collabora con istituzioni pubbliche e private ed è formatore da quattro anni presso la SISBA nei corsi di fotografia dei reperti archeologici. Pilota UAS certificato EASA A1-A3.

MAURO PENNACCHIETTI – Documentarista video, predilige progetti a medio e lungo termine in cui costruire progressivamente un contatto profondo col luogo e le persone che lo abitano. Ha collaborato con ActionAid. Nel direttivo dell’associazione C.A.S.A. – Cosa Accade Se Abitiamo.

UNITEVI A NOI – Siamo aperti a chiunque – ricercatori e professionisti, organizzazioni, reti, istituzioni – sappia e voglia contribuire con le proprie competenze, reti, risorse, idee e passione, alla crescita e alla missione di questa iniziativa. Contattateci e saremo felici di confrontarci con voi.
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